CARO GIANPIERO...
lettere degli occupanti
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Caro Gianpiero,
ce l’abbiamo fatta! E siamo soddisfatti e orgogliosi del risultato ottenuto.
Rispetto al numero di quanti hanno mandato l’adesione al Comitato, più di mille (una mail di adesione non la si nega a nessuno), non siamo stati in tanti ad occupare. Non c’è da scandalizzarsi: viviamo un’epoca trista, fatta di rabbia solitaria e sterile.
Avremmo potuto essere di più, ma come eravamo belli noi che c’eravamo!: le donne solari e decise, gli uomini dei veri hidalgos, come te. Tutti serenamente consapevoli di correre un rischio individuale in nome di una giusta causa collettiva.
Dei giorni dell’occupazione ci è rimasto addosso questo struggente sapore epico-cavalleresco e la consapevolezza di aver vissuto fino in fondo un’esperienza che valeva la pena di essere vissuta.
Nei tuoi due ultimi anni di vita ti ho incontrato spesso, abbiamo parlato di tante cose (anche dell’Imaie! e lì la situazione si è addirittura incancrenita) e, ogni volta, tu finivi per parlarmi di Villa Piccolomini. Io mi beavo della tua passionalità, mi faceva piacere che tu stessi lottando per la Villa, ma - non so perché - non mi sono fatta contagiare, ho partecipato da ascoltatrice alla tua battaglia, promettendoti di venire presto a vedere la Villa degli artisti drammatici.
Non ci sono mai venuta, non ho fatto in tempo: ci sono entrata per la prima volta per darti il saluto estremo. Credo che, in quel lungo pomeriggio di luglio, tra gli amici attoniti che carezzavano la tua bara, sia nata la consapevolezza che qualcuno di noi avrebbe preso il testimone che tu avevi lasciato cadere. Qualche tempo dopo mi sono unita a Toni, Barbara e Enrico e abbiamo dato vita al Comitato in tuo nome.
So che non potrai leggere queste righe e non ho alcuna fede religiosa che mi faccia alzare il naso verso un
“ lassù “ da cui tu non ci puoi guardare.
Ma credo. In maniera appassionata, come te, e la mia fede laica e socialista è potente almeno come quella religiosa.
Farò di tutto perché la morte mi sorprenda da viva, quaggiù, in mezzo agli altri, con gli altri. Lottare con gli amici del Comitato significa il desiderio di vivere compiutamente, di poter gridare fino alla fine: “Bastardi, non ci avrete!”.
All’hidalgo Gianpiero Bianchi l’onore delle nostre armi d’amore!
Benedetta
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Caro Giampiero,
la Villa che mi vide occupante oggi mi vede disoccupante!!! Guardo il cielo e penso…ma tu ci hai dato una mano?
Il fermento, gli striscioni, le maschere, la mitica Piaz, le chiacchere, gli incontri, i progetti futuri….senza protagonismi e con sincera volontà di fare fare fare. La mia soddisfazione personale è stata però la torta di mele portata in soccorso degli affamati e polverizzata dai turnanti notturni che satolli e gaudenti mi hanno lasciato un “tovagliolino” autografato con un ringraziamento speciale. Tutto agli atti del Comitato GiampieroBianchi che si arroga , in tuo nome, la vittoria di questa “PRIMA” battaglia!!!
Sempre Silvia
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Caro Gianpiero,
questi " tre giorni in villa " sono stati come tornare nel Paradiso Terrestre dopo la cacciata....chi ha mangiato la mela? Siamo stati un drappello molto gagliardo tra l'impegno civile e i turni di notte un po' pesanti, forse le ali angeliche ci stanno spuntando davvero o è un'antica scoliosi? Non mi sarà facile dimenticare i nostri stati d'animo che ci facevano cambiare espressione mille volte al giorno e poi...il caldo nonostante la verzura! Ai nostri interlocutori politici che, come dice Flaiano, preferiscono assumere un sottosegretario che una responsabilità, abbiamo dimostrato che esiste un manipolo di artisti ( e gli altri dove sono?) che riesce a creare un bel tam-tam mediatico, l'unico che li spaventi e li costringa a rispondere in tempi brevi.
Che bella esperienza umana è stata quest'avventura, tra comunicati stampa in diretta, un andirivieni adrenalinico e divertente, visite gradite e aperitivo finale e liberatorio nella Casa del Sole! Grazie ai nostri Cavalieri senza macchia e senza paura Cartier e Veneroso che ci hanno rappresentato in Regione con vigore, fermezza ed eleganza. Stanotte ho fatto un sogno....eravamo tanti, tantissimi seduti sui prati della Villa Piccolomini sotto gli aranci e gli oleandri, in silenzio a guardare le stelle al chiaro della lucciole.
p.s. caro Gianpiero, sappi che il tuo testimone è stato raccolto da una mano altrettanto generosa e forte che ha anche degli "attributi" non indifferenti ed ha qualità, lei sì, angeliche, vola alto! Ha anche un nome salvifico : Benedetta.
firmato aspirante angelo, Fiore Buffa ( sarò un angelo comico?)
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Ciao Gianpi,
sai quanto ti voglio bene ma rimanga in me una punta di
rabbia per la vostra scelta. Mi vedi che scuoto la testa?
Dovevi
esserci!
Anche in questa occasione ci sei mancato...
Dovevi vederlo
Bru che occupava per la prima volta nella sua vita ed era lì per te,
lui più di tutti.
Sono contenta di esserci stata davvero questa volta,
seguire tutto ma non fare niente non è la stessa cosa.
Difenderò
sempre, per quel che posso, l'essere apolitico e apartitico del
comitato che porta il tuo nome.
Qui le caste non devono entrare, di
nessun tipo.
Essere stati pochi, tanti, conta, e senza l'energia e la
determinazione di Benedetta (posso mettere anche Carlo?), niente di
questo sarebbe accaduto.
Ma ognuno dà e fa quello che può, sceglie che
peso dare alla sua vita.
Io sono per l'accoglienza a oltranza, e vorrei
morire così, ricordando la marcia del sale più che le bombe.
Ti abbraccio forte Sabina
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E’ una grande vittoria questa che mi riempie il cuore e mi commuove, al pensiero della disperata lotta intrapresa ormai tempo fa che ci ha visti prima in tre, poi quattro ed infine a poco a poco sempre più a combattere.
Non è prosopopea, di guerra si trattava, ed era necessario un Generale dei Carabinieri quale Benedetta sa essere ( che splendida carriera avrebbe fatto nell'arma!), contro il peggiore dei nemici: il finto amico, l'invisibile, lo sgusciante, il "furbacchio" educato alla scuola della gestione della cosa pubblica a fini personali, alla politica della "convenienza", alla disattenzione del "dovere etico" dell'occuparsi del bene pubblico. Il Potente ha dovuto piegarsi alla ragione del dovere e a fare ciò che da anni gli si chiedeva, e che non era la luna, ma semplicemente l'esecuzione di una volontà testamentaria d'un Eroe di guerra, il quale, come tutti gli Eroi, amò gli Attori e il Teatro.
Onore al glorioso esercito vincitore! Lunga vita al prode condottiero, il Generale Benedetta Buccellato, e al suo quartier generale!
Abbraccio tutti i componenti del Comitato GianPiero Bianchi. E abbraccio anche te GianPiero, per esserci stato vicino in questi anni. Ti ho visto l'altro ieri, su alla Villa del Sole, col tuo sorriso triste e un po' ironico, ti ho rivisto sulla mia poltronona in salotto ieri sera, addormentato beato dopo le liete nuove.
Toni Bertorelli
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caro Gianpiero e cara Benedetta
sono sicura che siete d'accordo con me nel pensare che il mondo degli attori è e sarà sempre un luogo pieno di meraviglie!!!!!
Quante volte il desiderio di mollare tutto è stato più forte della passione che mi aveva spinto a iniziare questo lavoro.E non è di tanto tempo fa il progetto di reinventarmi la vita.
Poi improvvisamente un'amica carissima, Magda, al ritorno dalla tourné dove spesso vivevo come in un acquario mi "precetta" per l'ultima riunione prima dell'occupazione e subito il pomeriggio -bellissimo- a fare gli striscioni e 2 giorni dopo un tuffo nella giovinezza ,come se avessi ancora vent'anni e un mondo da cambiare: tieni la scala,passa lo scotch,chi dorme qua stanotte, scriviamo il comunicato, il voler stare tutti appiccicati nel "camerino" a parlare ,a riscoprire persone bellissime che non avevo avuto il desiderio o l'opportunità di conoscere veramente ,l'angolo del "fatterello" che ci ha fatto tanto ridere, e ahimé, cento nomi di persone implicate in questa storia, da una parte o dall'altra, a cui dare un volto e una responsabilità.
E io tra i giornalisti avida più di loro di informazioni cercando di ricostruire una lunga sequela di lotte solo -per mia negligenza- da lontano odorate.
Cari compagni di questi magici giorni vi ho fatto cento volte le stesse domande e sempre pazientemente avete risposto ricomponendo un puzzle che ora ha i pezzi a posto o quasi. Chissà chi ancora confondo con chi!!!!
Grazie Magda e grazie a tutti per la passione, da tempo spenta, che avete riacceso in me.
E' stata una bellissima settimana e già mi mancate, tutti!!!
Forse il mondo non lo cambierò più, ma grazie a voi ho riscoperto la gioia di fare le cose insieme. Avete tutta la mia disponibilità. Non ricordo tutti i nomi e non so fare grandi discorsi ma ho due mani forti e per la bassa manovalanza mi battono in pochi.
Cosa andiamo a occupare la prossima settimana? Viva la rivoluzione! Il rosso è un colore che mi è sempre piaciuto.
In bocca al lupo cara Benedetta, ce la farai alla grande!
Nunzia (Greco)
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E' stato tutto stupendo, la villa, il giardino, i colleghi, l'ansia, l'attesa, le chiacchere, il cibo,i topi, le lucciole. Sono orgogliosa di dire che in questa occupazione C'ERO ANCH'IO
Finalmente la categoria degli attori compatta e unita ha raggiunto un risultato che sarà un vantaggio per tutti , vecchi e giovani, e senza cappelli politici.....ci piacerebbe dire così!... INVECE NO!
Il risultato che sembrava irragiungibile è stato ottenuto grazie a uno sparuto gruppo di instancabili e indomiti colleghi!
Grazie al vostro coraggio, alla vostra lotta, alla vostra costanza!
Grazie Comitato, grazie Gianpiero.
Renata Zamengo
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Caro Giampiero,
arrivare al cancello di Villa Piccolomini, pieno di scritte e striscione di rappresentanza e vedere il tuo viso immortalato da quella fotografia che ti ritrae in quella tua espressione ironica e improvvisamente (incredibile) più sorridente di come me la ricordavo, è stato un colpo al cuore.
Poi sono entrata e ho fatto un lungo giro, da sola nei giardini di questa villa. Sono salita fino all'ultimo piano, su quei gradini un pò alti ed è stato inevitabile immaginare cosa dovesse voler dire fare lo stesso percorso con addosso un grande abito di mussola, dove i piedi si affidavano ad un istinto più che ad una immagine certa. Non ti nascondo che ridiscendendoli ho avuto il desiderio di chiamare...Niccolò!! Chissà se anche lui sarà stato contento di noi come spero lo sia stato tu. Puoi chiederglielo?
Da una finestra, su in alto, ho guardato il giardino con i suoi immensi alberi, ho respirato l'aria del prossimo Giugno che sta arrivando e...ho pensato, anzi ho ri-pensato. Ripensato a quanto sia veloce questa vita. A quanti ideali abbiamo in-seguito. E all'improvviso girandomi, il tempo è tornato indietro. Ho visto noi stessi, ragazzi, indaffarati, con quell'entusiasmo senza macchia che avevamo (abbiamo?) all'inizio delle nostre scelte. Ci siamo chiamati, a voce alta, senza più paura, senza più ruoli, felici come bambini, di esserci ritrovati. Perché in fondo la nostra scelta era questa. Stare tutti insieme e fare.....un bellissimo gioco. E questo desiderio, onesto, è rimasto dentro un pezzetto della nostra anima e forse è la nostra unica salvezza.
Pian piano s'è fatta sera, ci siamo ritrovati davanti a un paio di bicchieri di vino e a delle torce accese. E intorno a noi.....centinaia di lucciole.
Eravamo pochi, ma non importa, Possiamo farcela.
L'importante è che qualcuno passi il testimone di tutto questo. Che non finisca qui.
Ecco, caro Giampiero, questa è la mia piccola testimonianza. Ma poi, perché te la sto a raccontare non lo so......tu eri lì !!
Ti voglio bene.
Marina (Tagliaferri)
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I grandi si sentono grandi solo perché noi siamo in ginocchio: alziamoci.
Carlo Cartier
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E' stata per me un'esperienza non solo positiva per il suo aspetto diciamo " politico " ma soprattutto umano.Ho avuto modo di conoscere colleghi che mi hanno arricchita e una volta tanto sono fiera di fare parte di una categoria che spesso critico, che mi fa incazzare e che mi delude continuamente, ma che quando si esprime al meglio, come in questo caso, ti restituisce la dignità e l'orgoglio dell'appartenenza. Abbiamo dato prova di grande maturità, di lucidità e soprattutto di compattezza, mai una polemica tra di noi, mai un'incomprensione, un protagonismo, ma sempre uniti, positivi, ironici e coraggiosi. Benedetta ( di nome e di fatto ) ci ha trasmesso forza, lucidità analitica, capacità organizzativa e purezza ideologica. Veneroso e Cartier sono stati per me una rivelazione, preziosissimi, amabili, veri gentiluomini d'altri tempi oltre che ad essere splendidi e fini oratori.
Come dimenticare la mattina del 26, dopo la prima notte d'occupazione, quando Cartier come un perfetto " maggiordomo " alle 8 meno 10 ( come da O.d.g ) portava capuccini e cornetti? E le splendide maschere e torte di Silvia? E la generosità non esibita ma costante e silente di Nunzia? E poi l'ironia di Fiorella, la discrezione e i manicaretti di Paola Sambo, e la generosità di tutti gli altri che si avvicendavano per coprire i turni. E l'esempio che ci ha dato Gianna Piaz , instancabile, sempre presente e sempre combattiva, ci spinge a voler diventare come lei alla sua bella GIOVANE età. E il tuo impegno appassionato, Giampiero, di te che hai iniziato la battaglia e al quale siamo tutti riconoscenti. Forse questo Paese, se ha ancora persone come noi ( e mi ci metto anch'io ), non è del tutto fottuto.
MAGDA (Mercatali)
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L’altra notte, mentre andavo a
conquistare il divano sul quale avrei dormito per “coprire” il mio turno nell’
occupazione, ho visto le lucciole illuminare numerose il mio percorso.
Ho pensato al conte collega Piccolomini, alla sua lungimiranza, alla tua
generosità, il sorriso rimasto ancora così vivo nelle tue foto ne è
testimonianza esaustiva, ho pensato a Pasolini, e poi a quella canzoncina che
racconta di come brillano nelle tenebre.
Soggetti fragili le lucciole, tanto quanto noi poveri commedianti, che abbiamo bisogno delle tenebre perché possa brillare la nostra flebile luce, flebile ma, se mi permetti, irrinunciabile luce.
Ho raggiunto il mo divano, ho steso, alla meno peggio le lenzuola, ho
chiacchierato qualche minuto con i miei compagni di avventura per quella notte e ho dormito profondamente.
Mi hanno svegliato presto gli uccelli, velocemente mi sono alzato e quando, giunto a casa, mia moglie, con la piccola Marianna in braccio appena sveglia, ha detto alla piccola: “Ecco che torna il tuo papà barricadero” lei, che ha poco più di due anni, non ha capito, io che ho superato da poco i cinquanta, pensando che son più di trenta che non partecipavo ad un’occupazione mi sono sentito profondamente felice, grazie
ancora Gianpiero.
Bruno Crucitti
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Caro Gianpiero
Il fatto di aver compiuto quel tuo gesto, che mi ha
sconvolto, mi costringe per forza a ripensare a quando abbiamo lavorato insieme, avrebbe dovuto finire lì, un rapporto di lavoro come un altro,con una persona simpatica e un ottimo attore, ma tu hai voluto per forza farti notare... il modo non te lo perdono...
Ma sono così felice che le persone che ti erano vicine abbiano preso da te il testimone e abbiano chiuso la tua battaglia. Le ho seguite da lontano, e non dirò
mai "abbiamo vinto", perchè loro, Benedetta e tutto il comitato hanno vinto.
Non salirò mai indebitamente sul carro del vincitore... al massimo trafelato e allegro gli caracollerò dietro.
Vittorio Amandola
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Ho incontrato sguardi aperti, avuto e dato sorrisi luminosi.
Ho stappato bottiglie di vino (e ne ho bevuto parecchio). Abbiamo brindato.
C'è stata voglia di raccontare e di conoscersi. Empatia. Risate. Vita.
Sì, è stato bello PARTECIPARE, sperare, pensare che si può AGIRE. E CONDIVIDERE. E LOTTARE insieme.
(...e che paura 'ste parole maiuscole!...)
Grazie Benedetta per avermi pescato, un giorno, con le tue mail.
Sono FELICE di far parte del Comitato Gianpiero Bianchi.
Vi abbraccio tutti
Paola Sambo
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Caro Gianpiero,
non c'ero mai stato , non sapevo nulla lo giuro ! Poi ho sentito che te ne occupavi tu e questo è bastato per incuriosirmi . Ma tu già non c'eri più . O meglio c'eri , nella testa e nel cuore di tutti .
Sono andato alla villa ( a proposito grazie , è stupenda ) , ho dormito all' occupazione ( con due grandi Signore del Teatro Italiano . Sai com'è , se posso rubare intonazioni.... perchè fondamentalmente ce campo ! ) , ho rivisto le lucciole dopo venti anni ( incredibile esistono ancora , non siamo riusciti a distruggerle ) e mi sono immaginato quel parco pieno di attori che passeggiavano . Sì gli attori , Gianpiero . Quelli che al cinema fanno troppe facce , quelli che a teatro si spaccano la voce , quelli che in televisione sono troppo impacciati , quelli che al doppiaggio non battono le doppie , quelli che alla radio si impaperano . Quelli che , però , quando li chiami ci sono , quelli che continuano a lottare con se stessi per farsi una ragione di essere artisti , speciali , unici , la parte migliore del paese .
Quelli come noi , Gianpiero . Quelli come te , prìncipi della parola .
Ringrazio tutto il comitato , ringrazio il conte Nicolò ma soprattutto ringrazio te , Gianpiero .
" O Capitano , mio Capitano ... "
Tvb , Pasquale Anselmo
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DEDICA
A Gianpi’!
INTRO
Eh beh!…Mah, chissà,… mi sa… Si vedrà. Non so. Tu che di’.
Bla bla bla. Eh, chi lo sa! Mah, mah, mah. Che pecca’. Non si sa!
CONTATTO
Benede’. Mi sa che. Si si si. Villa là. Villa là. Che si fa? Se po’ fa?
E pensa pensa pensa e trova trova trova…
COMITATO
IDEA! Bla bla bla, bla, bla bla. SississiSI! Trallalà trallallà. Firma qua, firma là. Firme numerose di attori idealisti senza caratteristiche opportunistiche che vedono dietro ogni cosa il GUADAGNO, piovono sul sito del comitato.
STRATEGIA
E cerca cerca cerca, e parla parla parla, e studia studia studia.
Dialogo con le autorità, molto cercato e mai trovato! Decisione irreprensibile e inamovibile: se non si riuscirà, alla fine si OCCUPERA’. Chi ci sta?
OCCUPAZIONE
Manipolo di attori intraprendenti, organizzatissimi, studiatissimi, pronti a tutto, occupa la Villa Piccolomini.
Oh! Che be! Oh che ba! Voglio vivere qua! Tu chi se’? ah ah ah!
Dorme qua!!!! Splendore di lucciole ci da il benvenuto e la buonanotte:
ben venut, ben venut, ben ben ben, buona not, buona not, not not not.
ASPETTATIVE
Firmerà? Chi lo sa! Mi sa si! Mi sa no! Che pecca’, vorrei stare ancora un po’ qua.
Articoli di giornale e tentativi di strumentalizzazione tengono viva la conversazione e creano un solidale rapporto tra gli attori occupanti.
FINALE
Ha firma’! Ha firma’! Trallallero trallalà! Ma che pecca’, di già via di qua! Tutti a ca’! Ma con gran felicità!
MORALE
Abbiamo vi, abbiamo vi, abbiamo vinto!
Barbara Chiesa
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Caro Giampiero,
volevo comunicarti che durante l'occupazione della nostra VILLA erano presenti tutti i 1200 destinatari(interpreti-esecutori)ai quali inviasti la famosa lettera a difesa della legalità all'interno dell'IMAIE.C'erano ovviamente anche i 297 colleghi che ti hanno votato alle ultime elezioni IMAIE(appena prima che tu partisti per uno dei tuoi viaggi).
E' bello come si mischiano le battaglie :VILLA PICCOLOMINI-IMAIE.
Per il momento stiamo vincendo su tutti i fronti anche se le vere battaglie (quelle piu' dure)cominciano adesso.
Niente paura,forti dei 1200 piu' i 297 piu' tutti gli altri,sono sicuro che VINCEREMO!
Tu pero'(cosi fan tutti.....)non stare sempre li' a guardare!Tu sei e sarai sempre un morto- vivo e non un vivo -morto!CIAO!
franco (trevisi)
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LA COMMEDIACCIA DI VILLA PICCOLOMINI
(farsa italiota in cerca di un epilogo)
di Benedetta Buccellato
Il prologo di questa nostra commediaccia è la storia della breve esistenza di
Nicolò Piccolomini, sedicesimo conte della Triana, nato a Roma il 20 dicembre
del 1913. Appassionato di teatro, già allievo di Jacques Copeau, Nicolò fonda
nel 1939 con Alessandro Brissoni, diplomato in regia, la Compagnia teatrale “Il
carro dell’Orsa Minore”. Il loro desiderio è quello di presentare in Italia
spettacoli d’arte d’eccezione. La giovane Compagnia debutta ad Asolo, ma la
seconda guerra mondiale interrompe le repliche.
Nicolò si arruola come volontario. Cade in volo nel cielo di Napoli. E’ il 20
gennaio 1942, non ha ancora compiuto 29 anni.
Tre anni prima, nel 1939, Nicolò aveva scritto il suo testamento che
così comincia:
“ Con il presente atto scritto di mio pugno dispongo delle mie sostanze nel
seguente modo:
A titolo particolare, cioè di legato, lascio alla R.Accademia d’Arte
Drammatica di Roma con sede piazza Croce Rossa n°3 la villa denominata “Casa
del Sole” con il parco annesso. Il terreno attualmente affittato a Reali, il
terreno attualmente affittato alla Lorenzetti e la Fornace.
Prego in modo particolare il Dott.Silvio d’Amico abitante in via Nazionale 69
attualmente Presidente della R.Accademia d’Arte Drammatica od il suo successore
a voler procedere alla fondazione di una casa di riposo per artisti drammatici
con sede nella villa sopraindicata “Casa del Sole” e che detta casa sia
intestata al nome della mia defunta Madre Anna Piccolomini.
Poiché la stima attuale del lascito è di milioni 21 (ventuno) lascio arbitro
il Presidente dell’Accademia di evolvere le eventuali capitalizzazioni che
superassero tale somma per i bisogni straordinari che l’Accademia potesse
avere.”
ATTO PRIMO
Cominciano gli intrighi.
Il padre di Nicolò, il conte Silvio, tenta di impugnare il testamento di quel
figlio unico di padre vedovo.
Nel lascito non c’è traccia della legittima e, poi, diciamocelo, è
assolutamente sconveniente che i beni di quel figliuolo un po’ tocco - voleva
fare l’attore, pensate un po’!- vadano ad una corte dei miracoli, a qualche
decina di vecchi guitti in disuso.
“Bisognerà inventarsi qualcosa…”, pensa il vecchio conte, incazzatissimo.
La televisione non c’è ancora, Maurizio Costanzo ha ancora le braghette corte
e il cravattino e gioca con armi da punta tra le quinte di una scalcagnata
filodrammatica di paese (“ Maurizio, se non te ne stai zitto, te lo ficco nel
culetto quel compasso!”).
La globalizzazione, insomma, è ancora di là da venire e il conte Silvio può
far conto solo sulla carta stampata. Parla coi giornalisti e fa pubblicare una
smentita sul contenuto del lascito di quel figlio mai cresciuto. Meglio se anonima,
la denuncia.
E dopo la denuncia anonima si reca col suo avvocato dal Presidente della
Reale Accademia d’Arte Drammatica, di quella dannata scuola, cioè, che ha
traviato l’erede del nobile casato dei Piccolomini della Triana.
“La villa del Sole non andrà mai a quei quattro vecchi guitti!”.
Entra in scena Silvio D’Amico, Presidente dell’Accademia. Il conte padre, con
a fianco l’avvocato, si dichiara disposto a rinunciare a ogni sua eccezione, a
patto che la Villa vada venduta.
“ Me ne occuperò io stesso, ho già un compratore, e una volta conclusa la
transazione, corrisponderò all’Accademia la somma di 30 milioni di lire.”
D’Amico declina l’offerta: la prevista Fondazione non è ancora nata e lui non
può prendere alcuna decisione.
La Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica
nasce, finalmente, il 15 marzo 1943.
ATTO SECONDO
Cominciano i guai.
Mentre è in discussione lo schema dello Statuto (protagonisti, tra gli altri, il
Ministero della Pubblica Istruzione e quello dell’Interno), il conte padre fa
avere a D’Amico una nuova proposta di acquisto.
I milioni per l’Accademia sono diventati 32 e non li offre il conte bensì un
aristocratico, il marchese Rivelli. D’Amico rifiuta nuovamente.
L'indomito conte padre decide allora di vendere al Rivelli, per ben 15
milioni, il diritto di rivendicare quanto asseriva dovutogli per la pretesa
lesione della sua quota legittima.
Colpo di scena! Rivelli non è un marchese bensì un agente dell’OVRA!
L’Accademia denuncia la spia mascherata.
Segue processo e una sentenza del Tribunale di Roma che riesce a cacciare dalla scena il
sedicente marchese-agente OVRA.
Nel corso del processo D’Amico viene minacciato, sia da Rivelli che da
Ercolani, una new entry, un tenente colonnello dei carabinieri.
“ Se non cedi la Villa al prezzo di 32 milioni, te la facciamo espropriare dal
Ministero dell’Aeronautica che, al posto della casa di riposo per artisti, ci
metterà un orfanotrofio per i figli degli aviatori morti. Nicolò ha vissuto da
attore, ma è morto aviatore!”
In realtà, degli orfani degli aviatori non
interessa niente a nessuno.
“ Se ne stessero nelle casacce loro, i mocciosi orfani e i guitti indigenti!”
In combutta con alcuni alti ufficiali dell’aeronautica un “qualcuno” intende,
in realtà, appropriarsi dei beni per poi rivenderli allo Stato per somme
favolose.
Segue un processo penale agli alti rei ufficiali.
Nel frattempo, arriva anche l’occupazione nazifascista.
D’Amico si rifiuta di trasferire l’Accademia al nord e, nel 1943, viene
incarcerato a Regina Coeli; liberato dopo alcune settimane, si nasconde in zona
vaticana fino alla liberazione, nel giugno del 1944.
In quei giorni arriva all’Accademia un Commissario del Governo di Salò, nella
persona del signor Luigi Bonelli. L’uomo in nero è intenzionato a vendere tutti
i beni Piccolomini e a portare il ricavato al nord.
“ Oro ai camerati! Non a quei quattro effeminati e prostatici istrioni!”
D’Amico, dal suo nascondiglio, trova un finto compratore, lo fa presentare a
Bonelli. Il finto compratore promette al Bonelli cifre mirabolanti, lo incanta
con una trattativa di lusso che viene fortunatamente interrotta dalla
liberazione di Roma.
ATTO TERZO
Entra in scena Lorenzo Ruggi, scrittore, Presidente della Casa di riposo per
attori di Bologna. Ruggi intende riunire le due istituzioni.
“Ho l’assenso del conte!”, dichiara.
Silvio Piccolomini della Triana nega.
“ Mente! Nessun accordo. Sono del parere che la Casa di riposo Piccolomini
dovrà essere eretta in un lembo degli altri terreni compresi nel lascito.”
(Siamo sotto finale? Macché!)
D’Amico s’illude che, dopo il varo dello statuto, concordato tra il Ministero
dell’Interno e quello dell’Istruzione, gli attori e l’Accademia possano
finalmente entrare nella proprietà. Nel rispetto delle volontà di Nicolò, due
terzi dei beni andranno alla Casa di riposo e un terzo alle attività
straordinarie dell’Accademia.
Il conte padre accetta questa soluzione(gatta ci cova?).
E, invece, nel novembre del 1948, dopo un primo parere favorevole, il
Consiglio di Stato nega tale ripartizione: all’Accademia spetta soltanto la
capitalizzazione dei redditi fin lì maturati.
(Il finale si allontana sempre di più)
Nel 1950 la gestione della Fondazione viene affidata ad un Commissario
Prefettizio, il dott.Saporiti, poi al dott. Di Napoli il quale, dando torto al
Consiglio di Stato, sostiene che alla Casa di riposo vanno i quattro quinti,
contro un quinto alle attività dell’Accademia.
ATTO QUARTO
La matassa si aggroviglia ulteriormente.
Passano gli anni e la proprietà cresce di valore. Nel 1953 D’Amico si dichiara
disponibile ad accettare 100 milioni per l’Accademia, a fronte del valore
totale di 500 milioni.
Si patteggia sul numero dei membri del Consiglio d’Amministrazione.
“ Perché la maggioranza dei membri deve essere di nomina politica? Non
dovrebbero averla l’Accademia e gli attori la maggioranza di un Ente lasciato
ad essi in eredità?”, sbotta D’Amico.
(digressione: l’interrogativo è di grande attualità. Oggi, nello statuto, i
“politici” hanno la maggioranza: tre su cinque, il quarto è il Presidente dell’
Accademia, il quinto è un attore).
Lo statuto, allora, viene modificato: cinque consiglieri (anziché sette), di
cui tre rappresentanti dell’Accademia (anziché uno solo, come proposto da quel
furbacchione del capo-gabinetto del Prefetto di Roma).
(Siamo sotto finale?Ancora no)
Il Consiglio di Stato non è d’accordo sulla ripartizione tra Casa di riposo e
Accademia.
“…se il Ministero dell’Interno accettasse un tale parere, ne conseguirebbe un
aperto dissidio tra esso e il Ministero dell’Istruzione, il quale non potrebbe
essere superato, credo, se non da una superiore decisione della Presidenza del
Consiglio. Ma io penso non occorre al nuovo periodo di dispute e di indugi che
si inizierà, perpetuando lo scandaloso ritardo all’attuazione della volontà del
benemerito testatore. E mi trovo nell’obbligo di avvertire che in tal caso sarò
costretto ad uscire dal riserbo impostomi fino ad oggi, e a rendere pubbliche
le vicende di questa storia tutt’altro che edificante”.
Il monologo è di Silvio D’Amico che chiude, col suo promemoria, il quarto atto
della commediaccia “Villa Piccolomini” . Ha finito di scriverlo il 15 gennaio del 1955. Dopo poco più di due mesi, il 1° aprile del 1955,
Silvio D’Amico muore.
EPILOGO ?
Da allora sono successe tante cose, ma “lo scandaloso ritardo” si sta
perpetuando.
Da cinquantatré anni.
Sulla scena di “Villa Piccolomini” sono entrati, in questi anni, tanti altri
personaggi.
Non ci sono più i dottor Di Napoli, i Commissari Prefettizi Saporiti, i capo-
gabinetto Poppi, gli agenti dell’OVRA Rivelli, i finti marchesi, i tenenti
colonnelli, i conti-padre sdegnati ed esosi…
I nuovi protagonisti hanno nomi e maschere diversi, ma continuano a farla da
padroni sulla scena della Villa, nonostante l’azione energica ma troppo breve
del Consiglio di Amministrazione dimissionato nel 2005 (quello a Presidenza
Aurigemma e con Gianpiero Bianchi, scomparso nel luglio di quell’anno).
Mentre le volontà dell’attore Nicolò, sedicesimo conte della Triana,
continuano a volare sopra il cielo di Napoli, il Potere e la Burocrazia
continuano a distribuirsi le parti in commedia.
Finché gli attori italiani, i veri protagonisti di “Villa Piccolomini”,
riusciranno a riprendersi la scena e si potrà finalmente scrivere la parola Fine a
questa commediaccia italiota.
Benedetta Buccellato - luglio 2008
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GLI APPETITI DEI POTENTI
di Toni Bertorelli
Essendo ormai note le mire della Regione Lazio all'acquisizione della "Villa del sole" (villa Piccolomini) quale sede istituzionale della Regione stessa, mi è parso utile mettere a conoscenza degli amici del Comitato GianPiero Bianchi per villa Piccolomini il fax del comune di Roma a firma autografa del sindaco Veltroni che ho avuto la ventura di avere in fotocopia e che troverete in allegato.
Per chiarire lo stato delle cose vi informo che il parcheggio bus che si vorrebbe trasformare in "promiscuo" utilizzabile anche dalle auto ( iniziativa sollecitata dal comitato dei residenti del Municipio XVIII ), e situato in largo Micara ( dove si realizzerebbe anche il nuovo mercato, che peraltro ha già una sua sede da molti anni adiacente ) è di proprietà della Fondazione Piccolomini che lo affitta al comune da quando, essendo sindaco Rutelli, si costruì il parcheggio bus per il Giubileo.
Ai tempi della gestione che aveva in CdA presidente Aurigemma e consigliere GianPiero Bianchi, il comune di Roma era moroso per una parte del dovuto. Non so al momento se paghi l'affitto e a chi e che fine facciano i proventi di questo e dei molti altri terreni affittati dalla Fondazione Piccolomini, che dovrebbero essere destinati (come da statuto) agli artisti drammatici indigenti.
So però che dopo lo scioglimento del CdA e l'insediamento del commissario Luca Voglino, i destinatari dei fondi assistenziali che erano stati individuati da Aurigemma-Bianchi non hanno più ricevuto nulla.
Alla Villa del sole ( villa Piccolomini) il mistero s'infittisce. Il portone è chiuso e nessuno sembra udire il campanello. Al telefono risponde un fax. Il sito sulla villa, contenente i progetti ad essa collegati, le informazioni per fare la domanda di assistenza prevista dallo statuto, la delibera del Comune di Roma di aprire il parco al pubblico nei fine settimana (disattesa da sempre), è scomparso. L'eroico commissario Luca Voglino non ha ritenuto dovesse essere pagata la somma della quota annuale per un sito ( circa 20 Euro )
TUTTAVIA la villa risulta essere sede della fantomatica "Fondazione casa-regione Mediterraneo Settentrionale" (potete ridere)
TUTTAVIA Felice Laudadio (con rispetto parlando) nella villa ci ha presentato il suo Roma Fiction Festival con ampia notizia sui giornali e davanti ad una platea di Grandi , Vip, Star ecc.
TUTTAVIA spesso leggo nelle cronache dei così detti "eventi" che questa o quella tal cosa è stata ospitata in villa Piccolomini.
CHI HA LE CHIAVI???
Alla luce di queste considerazioni è particolarmente allarmante la seconda parte del fax veltroniano che parla di " proposta da parte della Fondazione Piccolomini", ovvero dell'unico per ora responsabile, l'indomito commissario Luca Voglino ( ma perché non è ancora stato nominato un nuovo Consiglio di Amministrazione ?) "dell'acquisizione da parte del comune di Roma di una parte della sua proprietà ( largo Micara ) in cambio della realizzazione di una Residenza Sanitaria Assistenziale."
Assistenziale di chi? Residenza dove?

Gli alloggi per artisti drammatici indigenti sono già stati realizzati nella villa, e molto belli, la villa in tutte le sue parti è stata finemente ristrutturata, in altre aree del parco sono stati individuati siti e fatti progetti oggi facilmente visibili sul sito (scomparso )che però io ho a disposizione di chiunque voglia prenderne visione, e giacciono inutilizzati, sia quelli compiuti che quelli in progettazione,grazie alla solerte attenzione del prode commissario Luca Voglino, che nulla vuole nulla fa che Marrazzo non voglia o Veltroni non dica.
In soldoni: vogliono prendersi la villa e mandare gli eventuali assistiti al Tiburtino III o chissà dove (stessa cubatura di largo Micara )
Non era questa l'intenzione di chi fece il lascito e di chi ha stilato lo Statuto della Fondazione . E il direttore dell'Accademia dov'è? E i sindacati che dovrebbero esprimere almeno un consigliere nel CdA dove sono? E i poveri artisti indigenti a che santo devono votarsi? Almeno per loro e in memoria delle battaglie di Gianpiero su questo tema salviamo l'eredità che ci appartiene di diritto dalle grinfie di questi insaziabili pesci-cani.
Toni Bertorelli - giugno 2007
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LA STAMPA
Riportiamo gli articoli pubblicati dalla stampa nazionale su Villa Piccolomini.(anni 2007-2008)
IL CASO DI VILLA PICCOLOMINI:LE ULTIME PAROLE "FUMOSE"»
di Daniele Petraroli, Il Giornale, 7 giugno 2008
Ci sono voluti cinque mesi per conoscere le risposte della Regione sul caso Villa Piccolomini. Era l’11 gennaio quando il capogruppo dei Socialisti Riformisti alla Pisana Donato Robilotta presentò due interrogazioni urgenti per conoscere la situazione dell’Ipab «Fondazione Nicolò Piccolomini per l’Accademia di Arte drammatica». Cinque mesi dopo ecco le parole dell’assessore agli Affari istituzionali Daniele Fichera. Che, però, non chiarisce affatto la situazione.
Ma andiamo con ordine. La «Villa del sole», questo il nome esatto, balzò agli onori delle cronache lo scorso autunno per una cena per quattro persone organizzata dal presidente della Regione Piero Marrazzo dal costo di 1300 euro. Prese le mosse da lì l’inchiesta del Giornale che svelò quanti soldi costava ai contribuenti del Lazio Villa Piccolomini, in cui avvenivano, appunto, oltre agli incontri della Fondazione, quelli di rappresentanza della giunta. Ben 146mila euro per «la fornitura di servizi utili e necessari allo svolgimento delle attività di comunicazione istituzionale e di rappresentanza del presidente e della giunta regionale» nel 2006, altri 500mila per la proroga nel 2007 e nel 2008. A cui bisogna aggiungere 70mila per «realizzare interventi finalizzati a migliorare l’accoglienza e l’organizzazione degli eventi previsti (...) che necessitano una cornice adeguata». In totale si tratta di 716mila euro.
Un’enormità su cui il consigliere Robilotta chiedeva trasparenza. Come fossero stati utilizzati i fondi, quali fossero le attività compiute dall’Ipab e se Marrazzo non ritenesse opportuno una commissione d’indagine per verificare il comportamento del commissario straordinario che regge la Fondazione. Ci sono voluti cinque mesi, come dicevamo, per conoscere il parere della giunta. E la risposta è che si continuano a perseguire gli stessi «fini istituzionali», cioè «interventi di carattere assistenziale ed elargizione in denaro ad artisti emergenti». Questo, e veniamo all’inghippo, fino al biennio 2004-2005 quando furono erogati contributi pari a 62.580 euro per il primo anno e 7096 per il secondo. Peccato che l’interrogazione riguardasse in particolar modo il periodo successivo, quello, partito il 4 ottobre 2005, del commissario Luca Voglino. «Successivamente, come formalmente relazionato dal commissario straordinario - prosegue la risposta dell’assessore - la sospensione delle erogazioni da parte della Fondazione è stata determinata dall’indisponibilità di somme liquide venutasi a determinare a causa dell’alto numero di contenziosi in essere, tra i quali, si richiama un pignoramento immobiliare, emesso dal Tribunale di Roma, che colpisce tutto il patrimonio dell’ente». «In tale situazione l’organo amministrativo si trovava nell’impossibilità giuridica di poter disporre liberamente non solo degli immobili oggetto di espropriazione, ma anche dei frutti degli stessi. La mancata composizione delle liti attualmente in corso ha determinato, finora, la necessità di un accantonamento prudenziale di somme». La risposta si chiude con l’auspicio di poter creare, al termine di una trattativa col Comune, una casa di riposo per artisti indigenti. Insomma, che fine abbiano fatto quei 700mila euro la Regione non lo dice.
Identica sorte ha avuto la seconda interrogazione di Robilotta che chiedeva come mai a oltre due anni dal commissariamento non fosse stato nominato il nuovo cda della Fondazione (il commissario Voglino sarebbe dovuto rimanere in carica solo fino a gennaio 2006). Qui l’assessore Fichera parla delle difficoltà avute nel riordinare la materia delle Ipab. Per questo è «problematica la procedura di nomina dei rappresentanti regionali nei cda». In più tira fuori le solite «numerose e complesse problematiche di natura amministrativo-contabile» e i «contenziosi in essere».
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VILLA PICCOLOMINI, LUSSO A CARO PREZZO
di Daniele Petraroli, Il Giornale 17 dicembre 2007
Giorno dopo giorno cominciano a
venire fuori tutti gli «altarini» di Villa
Piccolomini. La decisione del presidente
della Regione Piero Marrazzo di farne
la dorata sede di convegni e incontri
pubblici a suon di centinaia di migliaia
di euro (nonché di cene extralusso per
pochi, fortunati, commensali) è la degna
conclusione di una vicenda di sperperi
che risale addirittura all’amministrazione
Rutelli.
Maandiamo con ordine. La Fondazione
che gestisce Villa del Sole (questa la
denominazione precisa) nasce nel
1943 in seguito alle disposizioni testamentarie
del conte Niccolò Piccolomini.
Obiettivo, costituire una casa di riposo
per artisti drammatici che vivono in
condizioni disagiate. Nei successivi sessant’anni,
però, della casa di riposo
non c’è ancora traccia. La Fondazione
(che dagli anni Settanta è gestita dalla
Regione), infatti, non avendo fondi sufficienti,
si è limitata ad erogare sussidi
«una tantum» agli attori indigenti, pensionati
Enpas. Arriviamo così al 1999
quando, viste le condizioni di degrado
della villa, l’amministrazione Rutelli
decide di dar vita a una ristrutturazione
del costo totale di circa sei miliardi
di lire da finanziare con i fondi per il
Giubileo del 2000. Vengono risistemati
gli esterni del palazzo (compreso giardino
e portico interno) e gli interni. Tra
cui, inciso di non poco conto viste le
polemiche di questi giorni, anche due
splendide cucine complete di frigoriferi
nuovissimi, fornelli del gas e un’argenteria
degna della villa seicentesca.
Le cose sembrano sistemarsi, dunque.
Ma il 15 maggio 2001 un protocollo
d’intesa firmato da Comune e Regione
affida il palazzo all’associazione culturale
Dionysia per 12 anni. Un affitto
da 10 milioni di lire al mese che conteneva
l’espresso divieto di locazione a
terzi.Equi cominciano i problemi. Teoricamente
l’associazione avrebbe dovuto
organizzare iniziative culturali lasciando
per 45 giorni all’anno la villa a
disposizione di istituzioni, scuole ed enti
pubblici. La realtà, però, è ben diversa.
La Dionysia, di cui è presidente Nicoletta
Gaida, infatti organizza feste da
discoteca le cui tracce si trovano ancora
su internet (una è del 20 luglio 2002,
giusto per fare un esempio) e soprattutto
matrimoni. Così quando nel 2003,
dopo sei mesi di «vacanza», viene ricostituito
il cda della Fondazione la situazione
finanziaria è disastrosa. Il nuovo
consiglio riesce a porvi rimedio riscuotendo
affitti non pagati da anni e risanando
i conti.
Ed è proprio allora che inizia una causa
contro la Dionysia. Il tribunale, in
primo e in secondo grado, dà ragione
al nuovo presidente della Fondazione
Antonello Aurigemma. Il contratto viene
così risolto per inadempimento nell’ottobre
2004 (sentenza confermata a
maggio 2005). Ma, nonostante l’istituzione
abbia ripreso a funzionare e a
erogare fondi per gli attori indigenti
tramite appositi bandi, a settembre
2005 la nuova Regione targata Marrazzo
ha buon gioco a commissariarla visto
che dopo la morte di un membro
del cda altri due vengono costretti alle
dimissioni. La motivazione sembra politica.
Nonostante la maggioranza dei
suoi componenti sia di centrosinistra
(tre su cinque), il presidente Aurigemma,
infatti, viene dal centrodestra. Il
nuovo commissario, Luca Voglino, sarebbe
dovuto rimanere solo fino a gennaio
2006. Due anni più tardi, invece, è
ancora al proprio posto e, cosa ancora
più grave, lo scopo statutario della fondazione
è, ancora una volta, venuto meno.
I bandi non sono stati più fatti, i
contributi non erogati, mentre la casa
di riposo (la cui base di progettazione
era pronta due anni fa) è sempre più
lontana. I convegni e le cene, invece,
proseguono. Con tanti saluti alle volontà
del conte Piccolomini e agli attori indigenti
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UNA LOCATION DI LUSSO PER IL GOVERNATORE
di Daniele Petraroli- Il Giornale, 9 dicembre 2007.
Non solo gnocchetti in bianco e
lombetto di vitello. Villa Piccolomini,
utilizzata ormai come residenza privilegiata
da parte di Marrazzo e dai
membri del suo staff, nasconde molto
di più di una «semplice», si fa per dire,
cena per quattro persone dal costo di
1.300 euro.Come una specie di voragine
la villa, che fu del conte Piccolomini
e che è gestita dalla fondazione «per
l’accademia di arte drammatica» alla
sua memoria, inghiotte, e mai verbo fu
appropriato, migliaia di euro di gestione.
Nelle intenzioni del governatore il palazzo
seicentesco sarebbe dovuto diventare
la sede di conferenze stampa e
incontri. «Razionalizziamo i convegni
e diminuiamo gli sprechi nei buffet - le
parole di Marrazzo il 10 giugno 2006 -.
Stiamo valorizzando Villa Piccolomini,
sarà il nostro centro convegni e quindi
basta ristoranti e alberghi». Peccato
che tra il 2006 e il 2007 l’amministrazione
regionale abbia speso 466mila
euro per la gestione della villa. Una cifra
enorme. Specie se rapportata a un
deficit sanitario che supera i 9 miliardi
di euro. Nel dettaglio sono tre le delibere
che riguardano la fondazione. La
prima (A 1799), datata 29 maggio
2006, è la convenzione stipulata tra
l’Ipab fondazione Nicolò Piccolomini e
la Regione per «la fornitura di servizi
utili e necessari allo svolgimento delle
attività di comunicazione istituzionale
e di rappresentanza del presidente e
della giunta regionale». L’impegno di
spesa è di 146mila euro. Altri 70mila
euro, poi, sono costate ai contribuenti
del Lazio le spese di gestione della convenzione
(delibera A 3595 del 27 ottobre
2006). Spese di gestione per modo
dire. Infatti nella delibera appare chiaro
che i soldi servono a «realizzare interventi
finalizzati a migliorare l’accoglienza
e l’organizzazione degli eventi
previsti (...) che necessitano una cornice
adeguata». Un vero e proprio piccolo
restauro. Da notare, però, che il precedente,
costato circa sei miliardi di
lire, risale al 1999.
Ma è nell’anno successivo che arriva
la stangata per i disastrati bilanci regionali.
La proroga della convenzione
per l’anno in corso, infatti, porta nelle
tasche del commissario che regge la
fondazione, Luca Voglino, la bellezza
di 250mila euro.
«L’austerity vale per tutti, a parte
l’esecutivo regionale guidato da Marrazzo
- ha commentato il capogruppo
alla Pisana della Dc per le autonomie
Fabio Desideri -. La passata amministrazione
utilizzava come sede per incontri,
convegni e conferenze le sale
interne al palazzo di via Colombo: Aniene,
Tevere e Tirreno. Quella attuale ha
voluto e preteso una location di lusso.
Il 10 giugno 2006 Marrazzo annunciò
un piano per “imporre l’austerity di
fronte al profondo rosso dei conti pubblici”.
Alla luce di ciò è chiaro che il
presidente del Lazio non è più credibile
».
Ma non si esauriscono nei 466mila
euro le spese di Villa Piccolomini. A
questi bisogna aggiungere almeno i
100mila euro di stanziamento per la
nascita della fondazione «Casa delle
regioni del Mediterraneo», datato agosto
2006, che ha sede proprio nel palazzo
di via Aurelia Antica. Tra le iniziative
organizzate nella sede della fondazione
nata per «diffondere la cultura
della pace e della convivenza», spiccano
i corsi di cucina gratuiti per donne
di recente immigrazione dal titolo «Sette
menù in sette giorni» del giugno
2007. «L’idea - spiegava Rosella Mengozzi,
presidente di “Saperi e sapori”
che ha promosso l'iniziativa - è quella
di usare la cultura del cibo come strumento
di conoscenza e di reciproca
comprensione». Insomma, il cerchio si
chiude. Dalla cucina «per la pace» agli
gnocchetti «per il terzo scalo del Lazio
», in fondo, il passo è breve.
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